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Archivio di Stato di Modena

La sede

Fin dalla sua nascita, l’Archivio di Stato di Modena ebbe sede nel complesso che tuttora lo ospita, sorto nel Settecento come ala settentrionale del convento dei Padri domenicani. Il primitivo nucleo della sede conventuale, comprendente la chiesa, era stato edificato dai Domenicani nel Duecento su terreni già appartenenti al Capitolo della cattedrale di Modena. Nella prima metà del XVIII secolo l’Ordine decise di ampliare il convento sul lato settentrionale, lungo l’odierno Corso Cavour; il progetto, ideato da frate Giovanni Domenico Agnani, fu realizzato dall’architetto piacentino Andrea Galluzzi. I lavori durarono alcuni decenni, ma nel 1767 sappiamo che l’edificio era già parzialmente agibile. Nel convento era inoltre ubicato, dal medioevo, il tribunale dell’Inquisizione di Modena, organo giudiziario affidato all’Ordine domenicano. L’archivio dell’Inquisizione modenese rimase presso i Domenicani anche a seguito della soppressione del tribunale, nel 1785; per tale ragione il grande archivio dell’Inquisizione modenese si conserva ancora oggi presso l’Archivio di Stato, di cui costituisce uno dei principali complessi documentari.

Con l’arrivo dei Francesi nel 1796, il convento domenicano fu soppresso e la sua sede venne nazionalizzata. Destinato a vari usi, il palazzo, a partire dal 1808, venne designato dal governo del Regno italico quale sede della Prefettura dipartimentale del Panaro. L’amministrazione napoleonica commissionò quindi imponenti restauri, volti a fare dell’antico convento un luogo di rappresentanza istituzionale. I lavori, affidati all’ingegner Vincenzo Blosi, portarono alla realizzazione del maestoso portale sul corso di Terranuova, con il sovrastante balcone, del vestibolo e di uno scalone monumentale. Il piano nobile, con gli alloggi del prefetto, fu affrescato da pittori quali Geminiano Vincenzi, Pietro Minghelli, Biagio Magnanini e Francesco Ferrari. Così ristrutturato, il palazzo ospitò la Prefettura del Dipartimento del Panaro dal 1811 al 1814.

Con la Restaurazione (1814), il palazzo conservò la propria funzione istituzionale, divenendo sede di ministeri ed uffici minori del Ducato austro-estense. Il nuovo duca Francesco IV d’Austria-Este collocò nell’ala orientale del palazzo governativo, come iniziò ad essere definito già all'epoca, gli uffici del Ministero di Pubblica economia e istruzione. L'ala occidentale del palazzo fu invece destinata a sede del Governo della città e della provincia di Modena. Nel 1830 Francesco IV commissionò il rifacimento delle facciate esterne all’ingegner Sigismondo Ferrari, il quale abbellì con marmi il portale d’ingresso e le finestre del piano nobile, sostituendo la ringhiera di ferro del balcone con una pregevole balaustra in marmo veronese. La ridefinizione istituzionale successiva ai moti del 1831 portò alla creazione del Ministero di Buon governo, preposto al coordinamento degli affari di polizia; anche tale dicastero venne collocato nel palazzo governativo. Inoltre, dopo i fatti del 1848, il duca Francesco V fece istituire, in luogo del Ministero di Pubblica economia e istruzione, il Ministero dell’Interno, la cui sede fu mantenuta presso l’ex Prefettura napoleonica; qui nel 1849 fu istituito anche un Archivio generale di deposito, voluto dal Francesco V allo scopo di concentrarvi i fondi archivistici statali del periodo napoleonico e di parte di quelli del governo austro-estense. L’Archivio generale di deposito veniva dunque ad affiancare gli uffici statali già presenti nell’ex convento domenicano; nell'archivio pubblico confluirono le carte degli organi centrali del Ducato non più occorrenti alle esigenze del servizio.

Con l’Unità d’Italia, nel solco di una secolare continuità istituzionale, il palazzo di corso Terranuova (Corso Cavour dal 1862) fu adibito a sede della Prefettura di Modena, che qui rimase fino al 1866. Nello stabile governativo si insediarono anche altri uffici dello Stato quali il Genio civile, l'Ufficio tecnico di finanza e la Stazione agraria, che mutarono sede soltanto ai primi del Novecento. Dopo l'Unità, il palazzo della Prefettura vide confermato il proprio ruolo istituzionale di sede, fra gli altri uffici, degli archivi governativi; le autorità, infatti, decisero non solo di mantenere in Corso Cavour l’Archivio generale di deposito, ma anche di trasferirvi il Reale archivio segreto della Casa d'Este conservato a Palazzo ducale. Il trasferimento dell'Archivio segreto estense, avvenuto nel luglio 1862 in linea con le valutazioni dell’amministrazione archivistica e con la scelta di destinare l'ex residenza ducale a sede della Scuola militare di fanteria (Accademia Militare dal 1946), segnò di fatto la nascita dell'odierno Archivio di Stato di Modena. L’Istituto mantenne la denominazione di Archivio governativo fino al 1874, quando assunse quella di Archivio di Stato; quest’ultimo venne formalmente istituito con il r. d. 5 marzo 1874 n. 1852 e con il successivo ordinamento generale degli Archivio di Stato disposto con r. d. 27 maggio 1875 n. 2552.

Nella seconda metà dell’Ottocento il processo di concentrazione degli archivi governativi, unitamente ai primi versamenti della documentazione prodotta dagli organi periferici dello Stato italiano non più occorrente alle esigenze amministrative, determinarono un notevole incremento del patrimonio archivistico. Per tale ragione si rese necessario acquisire nuovi spazi, cosa che avvenne solo a partire dal 1902, quando gli altri uffici presenti in Corso Cavour dal 1866 furono definitivamente trasferiti altrove; dopo quella data l’amministrazione archivistica poté acquisire la maggior parte dell’edificio, occupando l’ala settentrionale, posta su Corso Cavour, e quella occidentale, su via Sgarzeria; quest’ultima fu oggetto di imponenti restauri, che videro la chiusura del portale sulla stessa via Sgarzeria e la trasformazione degli ambienti conventuali in ampi locali atti ad ospitare i depositi archivistici. Importanti lavori di ristrutturazione, affidati dall’amministrazione all’architetto Filippo Porta, ebbero luogo anche nel 1912, con il parziale rifacimento dei tetti e della pavimentazione interna. Infine, nella seconda metà del Novecento il costante incremento dell’imponente mole documentaria portò all’acquisizione di nuovi locali nell’ala sud, già ad adibiti ad aule dell’Istituto d'Arte “A. Venturiˮ, che ancora oggi ha sede nel blocco meridionale dell’ex convento domenicano.

 

BIBLIOGRAFIA



Ultimo aggiornamento: 24/09/2019