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Archivio di Stato di Modena

Disiecta Membra. Fragmenta collecta, percorsi e recuperi fra le carte dell'Archivio di Stato di Modena

La mostra è aperta da sabato 14 Aprile fino a domenica 22 Aprile 2012 con i seguenti orari:
Martedì dalle 14.30 alle 16.30
Mercoledì e Sabato dalle 10.00 alle 12,30

"Disiecta membra. Frammenti di manoscritti perduti negli archivi e nelle biblioteche tra Modena e Bologna"  ha rappresentato un momento di forte sinergia tra i diversi Istituti culturali dell'area modenese e bolognese. L'evento promosso dall'Archivio di Stato di Modena, l'Archivio di Stato di Bologna, l'Archivio Storico Comunale di Modena, la Biblioteca Estense Universitaria, in collaborazione con l’Università degli Studi di Bologna e l’Università degli Studi di Ferrara, ha visto la partecipazione dell'Archivio capitolare di Modena- Musei del Duomo, del Comune di Nonantola, dell’Archivio storico abbaziale di Nonantola- Museo benedettino e diocesano di arte sacra, della Partecipanza Agraria di Sant'Agata Bolognese. Da questa collaborazione è così nato un'evento articolato in ben sette esposizioni in sedi diverse e in nove appuntamenti quali conferenze, incontri con le scuole e presentazione di un volume. L'evento ha registrato un'ampia risposta da parte del pubblico, attratto ed incuriosito dai temi trattati, ancora oggi poco noti sia a studiosi che appassionati della ricerca in ambito librario ed archivistico.

 La Filologia del frammento o Fragmentologia è infatti un ramo della ricerca relativamente giovane. Intreccia molti punti in comune con alcuni settori della codicologia o della filologia ma ha come obiettivo finale lo studio di quei frammenti che rappresentano piccole tracce di perduti codici, impiegati e riutilizzati nel momento del confezionamento di altri nuovi codici o registri. La "tecnica del reimpiego", così assiduamente adoperata in ambito architettonico, ha dunque lasciato le sue tracce anche nel mondo dei libri. In quest'ambito non presenta marcati limiti temporali: coinvolge infatti sia codici antichissimi che esemplari risalenti all'età moderna. Dagli studi condotti si è potuto accertare che tali codici erano stati in molti casi oggetto di scarto dalle biblioteche private ed ecclesiastiche. lLo scarto era avvenuto per svariati motivi: il codice poteva ad esempio essere stato gravemente compromesso nella sua leggibilità nel corso di incendi o altri danneggiamenti, oppure, più semplicemente si trattava di testi in disuso, il cui contenuto non suscitava più alcun interesse. Di certo un forte impulso allo scarto di codici membranacei venne con l'avvento della stampa la cui spietata concorrenza fece crollare il manoscritto sul mercato del libro.

Una volta scartato, il codice veniva smembrato e i fogli rivenduti a peso ai cartai e librai della zona che li reimpiegarono nelle loro botteghe di Ferrara, Modena e Bologna, ora per rinforzo, ora per la creazione di coperte di alcuni registri cartacei: non si poteva infatti non apprezzare la resistenza, la maneggevolezza e la duttilità di queste pregiatissime pergamene.

Una volta reimpiegati, i codici ritornavano sotto altre spoglie, nuovamente a "riposare" tra le carte di quegli stessi archivi e biblioteche che li avevano già accolti e scartati. Altre volte invece terminavano la propria vita in altre zone, coprendo notevoli distanze.

 Nell'ambito dunque di "Disiecta membra", ogni Istituto coinvolto ha realizzato nei propri spazi espositivi un'accurata e spesso troppo ridotta (dovendo soggiacere agli esigui spazi a disposizione) selezione dei frammenti recuperati tra le proprie unità archivisitche o bibliografiche. Adoperando tale selezione, si è voluto far seguire al pubblico un percorso immaginario allo scopo di far cogliere le caratteristiche pregnanti di questa ricerca. Si è infatti scelto di esporre nelle diverse sedi alcuni frammenti riconducibili tutti allo stesso codice: è stato così più semplice cogliere il significato di queste disiecta membra. Un percorso dunque articolato, ma chiaro ed esemplificativo.

 La sezione espositiva curata dall'Archivio di Stato di Modena dal titolo "Fragmenta collecta: percorsi e recuperi tra le carte dell'Archivio di Stato di Modena", ha permesso di esporre solo una piccolissima parte dell'immenso patrimonio dei frammenti recuperati tra le carte di questo Istituto. Nel corso degli ultimi decenni infatti, tali frammenti sono stati oggetti di studio sistematico da parte di alcuni studiosi, che hanno fatto riemergere dall'oblio centinaia se non migliaia di frammenti. Il materiale emerso si presenta eterogeneo per ambito cronologico e per contenuti. Articolato in tre sezioni espositive, il percorso segue una prima suddivisione per contenuto, per poi procedere seguendo invece l'evoluzione dal punto di vista cronologico.

 La prima sezione, a cura di Mauro Perani e Luca Baraldi, dedicata ai frammenti in lingua ebraica, espone 13 dei ben 274 frammenti finora individuati ed inventariati. Per alcuni di questi è possibile individuare il legame con altri frammenti esposti in altre sedi. Dagli esemplari esposti inoltre, si può notare come i codici originariamente scartati fossero di varia tipologia: i contenuti infatti sono diversi (si trovano sia testi religiosi che cabbalistici, che scientifici) e molti presentano anche delicate ornamentazioni, come ad esempio il frammento di frammento di codice ashkenazita del sec. XIII con eseguita in micrografia la figura di un piccolo drago, divenuto logo dell'Associazione Italiana per lo studio del Giudaismo.

 La seconda sezione, curata da Armando Antonelli e Anna Rosa Venturi, è invece dedicata ai frammenti in lingua romanza e latina, con esemplari che che coprono un arco di tempo che va dall'Alto Medioeco alla prima età moderna. Il contenuto è stavolta interamente di ambito letterario, ma non è possibile non cogliere dai frammenti esposti una rapida visione dell'evoluzione della scrittura latina, soffermandosi anche su alcuni esemplari miniati che rappresentano a loro volta delle importanti tappe per la storia della miniatura. É il caso ad esempio dei due frammenti di codice del XIII secolo, l'Histoire ancienne jusqu’à César di Wauchier de Denain o ancora del frammento del Grandes Chroniques de France, con miniatura con foglia d'oro.

 La terza sezione, a cura di Alessandra Chiarelli, è infine dedicata ai frammenti con musica. Anche in questo caso il percorso si articola seguendo per lo più l'evoluzione sulla linea del tempo, ed è dunque possibile scorrere la diversa evoluzione della scrittura musicale, dall'XI al XIV secolo: di particolare interesse in quest'ambito il Messale o Breviario del sec. XI con scrittura di tipo sangallese. I frammenti esposti sono poi esemplificativi non solo delle diverse tipologie del reimpiego (semplici coperte ma anche rinforzi dei piatti di cartone delle legature di libri a stampa), ma anche dei tempi e degli ambiti diversi in cui questo avvenne, avendo individuato alcuni esemplari che sembrano riconducibili all'ambito di Pomposa.

 Le ricerche nell'ambito della frammentologia continuano e sono ben lontane dal potersi ritenere concluse. I frammenti riemergono dalle polverose carte talora con accurata ricerca, ma molto più spesso attraverso fortuiti incontri e causali segnalazioni. Tanto riemerge, ma molto resta ancora da scoprire e chissà quanto e stato irrimediabilmente perduto.

 

Comitato scientifico-organizzativo e coordinamento

Armando Antonelli, Elisabetta Arioti, Franca Baldelli, Luca Baraldi, Luca Bellingeri, Francesca Boris, Tamara Cavicchioli, Alessandra Chiarelli, Patrizia Cremonini, Riccardo Fangarezzi, Euride Fregni, Mauro Gabriele Perani, Ombretta Piccinini, Lorenzo Pongiluppi, Milena Ricci, Anna Rosa Venturi, Rodolfo Zambelli

 

Catalogo a cura di Maria Carfì

Realizzazione grafica Giuseppe Gambetta

Immagini fotografiche: Giuseppe Calzolari e Mauro Vaccari

Allestimento mostra: Tamara Cavicchioli, Livia Di Giacomo, Maria Antonietta Labellarte con la collaborazione di Giuseppe Calzolari, Gennaro Cammarano, Vincenzo Luciano, Mauro Vaccari, Oriella Zanasi



Ultimo aggiornamento: 18/12/2019