La sede

".... in quel palazzo di Corso Cavour 21, di fronte ad un patrimonio archivistico di importanza quanto meno europea, generazioni di archivisti si sono adoperate per rendere sempre meglio leggibili e fruibili agli studiosi i complessi documentari conservati, comunicando altresì le esperienze ivi maturate agli allievi della Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, annessa all'Archivio. Questo è in sostanza l'Archivio di Stato: una presenza silenziosa ma concreta nel panorama culturale di Modena, e, in più in generale un grande ponte tra il passato e il presente. Un ponte che ogni persona (professionista o dilettante) può, proficuamente, percorrere, purché abbia chiaro il senso dell'alto valore culturale e civile della conoscenza storica".

(Angelo Spaggiari, "L'Archivio di Stato di Modena", Modena, 1996)

 

    L'edificio che ospita sin dalla sua origine (1862) l'archivio di Stato di Modena venne edificato dai padri Domenicani nella prima metà del sec. XVIII, per ampliare il loro antico convento risalente al sec. XII.

     Il progetto, concepito da frate Giovanni Domenico Agnani, venne messo in opera con alcune modifiche dal piacentino Andrea Galluzzi. I lavori proseguirono a fasi alterne per tutto il secolo, ma già dal 1767 era reso agibile parte del nuovo fabbricato.

     Nel 1796 il Convento dei Domenicani fu nazionalizzato e adibito per alcuni anni agli usi più disparati fino al 1808, fino a quando cioè si decise di adattarlo ad uffici della Prefettura Dipartimentale del Panaro a ad alloggio del Prefetto. I lavori edilizi, consistenti sostanzialmente nell'apertura del portone principale - con sovrastante balcone e ringhiera in ferro - nella costruzione dell'atrio al pian terreno e dello scalone che conduce al piano nobile, venero affidati a Vincenzo Blosi, ingegnere di governo, mentre gli affreschi e le decorazioni furono eseguite da diversi pittori, i più noti dei quali sono Geminiano Vincenzi, Pietro Minghelli, Biagio Magnanini e Francesco Ferrari.

     Terminata la parentesi napoleonica, il duca Francesco IV d'Austria Este assegnò la parte orientale del Palazzo a sede del Ministero di Pubblica Economia e Istruzione (poi denominato Ministero dell'Interno) e la parte a ponente a sede del Governo della Città e della Provincia. Fra gli Uffici pubblici alloggiati nel palazzo, che allora si chiamava "Governativo" , figurava anche un Archivio Generale di deposito, istituito nel 1849 per la conservazione di archivi di dicasteri centrali non più occorrenti alle esigenze di servizio.

Nel 1830 vennero rifatte le facciate esterne del palazzo su disegno del'ing. Sigismondo Ferrari che fece ornare di marmo le porte dell'ingresso e le finestre al primo piano e sostituire la ringhiera di ferro del balcone con una balaustrata di marmo veronese.

      Alla caduta della dinastia d'Este, declassata la città da capitale dello Stato a semplice città di provincia, il palazzo governativo fu adibito a sede di vari uffici del Regno d'Italia, fra i quali l'Intendenza Generale (poi Prefettura), conservando tuttavia nel sottotetto dell'ala orientale i documenti che costituivano l'archivio di deposito di alcuni dei cessati ministeri.

      Questa circostanza suggerì di riservare tutta l'ala orientale del Palazzo per accogliere le carte dell'Archivio Palatino (Archivio Segreto Estense), che dovevano essere trasferite dal Palazzo Ducale, trasformato in Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria. Venne così riunita la documentazione del governo Austro Estense con quella più antica di casa d'Este, formando in questo modo il nucleo principale e distintivo di quello che diverrà l'Archivio di Stato di Modena.

      Per alloggiare la grande mole di documentazione prodotta dagli uffici governativi, l'Archivio acquisì all'interno del palazzo nuovi spazi lasciati liberi dagli Enti che cambiarono sede tra il 1866 e il 1902, vale a dire la Prefettura, la Stazione Agraria, l'Ufficio Tecnico di Finanza e il Genio Civile, occupando così tutta l'ala settentrionale - che costituisce la facciata principale - e il lato di ponente, per adattare il quale funo demolite le pareti e i piani con cui erano stati in addietro divisi gli antichi corridoi dei frati - costeggianti via Sgarzeria - e contemporaneamente venne tamponata la porta di ingresso nella medesima strada.

      Nel 1912 vennero eseguiti importanti lavori di restauro al tetto e alla pavimentazione sotto la guida dell'architetto Filippo Porta, e finalmente, sul cadere del sec. XX, furono acquisiti altri nuovi locali nella parte meridionale dell'edificio, già adibiti ad aule del confinante Istituto d'Arte, permettendo così di congiungere tutti i lati del palazzo, a formare un grande quadrato, posto su tre piani, a malapena sufficiente a contenere i 40 km di scaffalature sulle quali è allineata una documentazione che copre tredici secoli di storia di un territorio che spazia da Rovigo a Massa e Carrara, anche se oggi è ridotto alla sola provincia Modenese.

(Umberto Dallari, "La sede dell'Archivio di Stato di Modena", Modena 1914)

 cfr. Bibliografia